STURMTRUPPEN
La Raccolten, volume 3




       

BONVI: POP DESIGNER DELLA COMUNICAZIONE.

Le radici del suo stile affondano nella cultura pop degli anni ’60. l’artista e il suo universo riscoperti nelle parole della figlia, Sofia Bonvicini, architetto e designer

Bonvi è stato un autore molto prolifico: durante la sua vita, fin da bambino, la sua vita è stata intrisa di fantasia e di arte, ma soprattutto di comunicazione sotto qualsiasi forma: verbale, grafica ed artistica. Il mondo artistico di Bonvi vanta una grandissima varietà, soprattutto se paragonata a tanti altri autori suoi contemporanei o successivi.

Bonvi non è stato soltanto un fumettista, un cartoonist ed un autore, ma anche un artista a tutto tondo e – soprattutto - un designer.

Questa ricchezza è emersa durante il lungo lavoro di archiviazione e catalogazione di tutti i suoi elaborati, soprattutto riscoprendo i primissimi lavori di Bonvi, quelli sconosciuti ai più. Gli anni Sessanta, quando Bonvi aveva tra i 25 ed i 30 anni, rappresentano uno dei periodi artistici più prolifici, quando nascono embrionalmente gran parte dei character del suo mondo: primo di tutti Cattivik che compare per la prima volta in un giornalino scolastico, il Giuseppo.

Innocente rassegna adolescenziale che già sapeva di arte e di follia, come solo Bonvi sapeva fare. In questa atmosfera scanzonata e fantasiosa, ricca di amici e di scherzi goliardici (molti dei quali fatti a quattro mani con l’amico Guccini), Bonvi definisce quei tratti stilistici propri della cultura d’avanguardia che sta nascendo e conquista uno spazio sempre maggiore: la cultura POP.L’universo di Bonvi, infatti, per tratti e per contenuti risente tantissimo dell’ambiente in cui nasce e ciò lo rende unico e colto, nel suo genere. Negli spazi morbidi e nei tratti curvilinei degli anni 60, influenzato dalle follie trascendentali dello space design di film come Barbarella o dei capolavori di Kubrick, suggestionato da posaceneri in bachelite arancioni di Alessi, carrelli Boby di Joe Colombo e cullato da dolci note delle radio Cubo di Brionvega e illuminato dalle Eclissi di Mastrigetti e dagli archi di Pier Giacomo ed Achille Castiglioni, Bonvi definisce concretamente quei tratti propri della sua intera produzione e ricorrenti in ogni sua opera.

Dalle Sturmtruppen agli Incubi di Provincia, passando attraverso Nick Carter e Cattivik, l’uso del retino e del fraseggio stilistico, la ricchezza di dettagli delle vignette e la linea curva e nera assoluta dovuta all’uso della china, alla creazione di formati del tutto nuovi in Italia come quello della striscia per le Sturm (9 cm x 32 cm), definiscono quello che può essere a tutti gli effetti paragonato un vero “artigiano” o, meglio ancora, un Maker della comunicazione, come sarebbe chiamato in modo più contemporaneo.

Bonvi cresce e sviluppa le sue linee stilistiche affondando le sue radici nell’arte di quegli anni: i “pois” alla Roy Lichtenstein (i retini, in termine tecnico), la scatola Campbell di Andy Warhol e il pop design dei poster di Milton Glaser.

Erano gli anni in cui in Italia si creava e lo si faceva in modo deciso, senza freni inibitori e senza paura. Erano gli anni in cui persino una città di provincia come Modena poteva diventare un’odierna Cupertino della Silicon Valley…Ma questa è un’altra storia.



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