LA PRIMA (E UNICA) ASTA DELL' ARCHIVIO BONVICINI
BONVI: L’opera visionaria di una rock star del fumetto




       

Siamo nell’autunno del 1968. Secondola leggenda, Franco Bonvicini, modenese, disegnatore di vignette umoristiche e collaboratore con studi di animazione, è seduto in un’osteria e sta cercando un’idea per un fumetto con cui partecipare al concorso indetto dal quotidiano Paese Sera in occasione del quarto Salone Internazionale deiComics di Lucca. Il vino, il suo naturale umorismo irriverente delle istituzionie la passione, puramente estetica, pertutto quello che riguarda la guerra –diventerà collezionista di cimeli militari,in particolare tedeschi – lo portano ascarabocchiare una serie di soldatini. Su quei fogli nasce l’intero cast delleSturmtruppen: gli uomini della truppa,bassi e tozzi, tutti uguali, i loro ufficiali,il rude sergente, il cuoco…Per le battute, Bonvi shakera quanto assimilato in anni e anni di letture di fumetti, le esperienze del servizio militare, qualche idea “rubata”all’amico Guccini (ne riparleremo), il Deserto dei Tartari di Buzzati, i libri di Mario Rigoni Stern e le parole d’ordinedel fronte pacifista, a partire dal celebreComma 22 inventato da Joseph Hellernel romanzo omonimo del 1961: «Chi èpazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede diessere esentato dalle missioni di volo non è pazzo».Inutile dire che il cocktail farà scalpore.

Sturmtruppen vince il concorso eviene pubblicato su Paese Sera enell’Almanacco di Lucca IV. L’annodopo passa su L’Ora di Palermo, doveesce con il ritmo di una striscia al giorno, caso quasi unico in Italia. Intanto i soldatini che parlano in tedesco maccheronico trovano una seconda casa su Off-Side, rivista d’autore dell’editore Neka, che oltre a Bonvi pubblicaAutumn, 1968. 

Sarà poi la volta di Eureka dell’Editoriale Corno, dellaGazzetta di Parma, di Segretissimo,delle raccolte in albo e in volume, diuna serie monografica da edicola…per quasi 30 anni, fino alla morte delloro creatore il 10 dicembre 1995, le Sturmtruppen imperversano nelle edicole italiane e di molti paesi esteri, vantando la traduzione in undici linguediverse tra cui il russo, divenendo così ilprimo fumetto straniero mai pubblicato nell’allora Unione Sovietica.

Non solo: negli anni Settanta e Ottantale si poteva trovare anche in televisione,come “fumetti in TV”; al cinema,nei due lungometraggi di Salvatore Samperi interpretati, tra gli altri, daCochi e Renato, Boldi, Teocoli e Bonvistesso, con musiche di Enzo Jannacci;a teatro, in uno spettacolo del 1972 chesuscitò molto scalpore; addirittura in un videogioco dei primi anni Novanta per Amiga.

Mentre in tutte queste iniziative collaterali Bonvi si limitava allasupervisione, era invece gelosissimodella realizzazione dei suoi fumetti. Qualcuno ricorderà che nella puntata a lui dedicata della trasmissione Fumod’inchiostro il disegnatore stesso parlò dell’importanza dello “schiavo” che completava le strisce solo abbozzate«perché, chiaramente, il buon disegnatore di fumetti non ha voglia di lavorare». Si trattava in realtà solo di una delle sue molte gag: difficilmente faceva mettere mano ai disegni ai suoi assistenti, che si limitavano al massimo a incollare i retini o a scrivereil lettering. I personaggi e gli sfondi lirealizzava lui, anche quando si trattava di sistemare o ridisegnare una striscia.

Il nostro in effetti aveva una brutta abitudine: molto spesso, quando una striscia doveva essere ristampata,la ridisegnava da capo, forse non più soddisfatto dallo stile o forse,semplicemente, perché non trovava piùl’originale, tanto che di alcune delleprime esistono più versioni. Spesso ricorreva a fotocopie, utili anche perrimontare i disegni nei formati diversi delle mille ristampe.Questo lavoro di collage era possibileperché le strip erano disegnate conuna tecnica molto classica, con matita,pennino, più raramente pennello, e molti retini, la stessa tecnica utilizzata dagli autori americani che Bonvi amava.Ma quando usciva dallo schema rigido delle strisce, allora poteva sperimentare. Nella sua produzione troviamo copertine colorate ad aerografo o con i pennarelli, tavole retrocolorate, illustrazioni informati insoliti e realizzate con tecnich e altrettanto varie.

Oggi le Sturmtruppen sono un classico,letto, riletto e ristampato, ma abbiamo rischiato che la serie si interrompessedopo pochi anni, con la striscia 1450. A salvare i soldatini tedeschi da una fine prematura fu nientemeno che Umberto Eco che una sera in osteria «mi spiegò che se le Sturmtruppen continuano a distanza divent’anni ad andare avanti la colpa è diUmberto Eco».E noi, umilmente, ringraziamo anche di questo il Professore.


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Informazioni


30 OTTOBRE
ore 10 – 14
Domus Romana_Via C. Battisti, 15 – Lucca

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