BONVI RACCONTATO DA SUA FIGLIA
(SECONDA PARTE)

- 08 gennaio 2015 -




       
Sofia oggi ci parlerà del cavallo di battaglia di Bonvi, le Sturmtruppen, e dei nuovi progetti del gruppo di lavoro Eredi Bonvicini. 

Maria Rita Sasanelli: - Quali sono i lavori più significativi di Bonvi, quali esprimono maggiormente la sua personalità, il suo vissuto e il suo mondo immaginato, quali, secondo te, sono delle vere e proprie opere d’arte? 

Sofia Bonvicini: - Sicuramente le Sturmtruppen che tutti noi conosciamo: si divertiva a osservare le tipologie dei caratteri umani e le storie dei suoi soldatini ne sono una raccolta, una classificazione degna di un sociologo. Non manca nessuno all’appello: c’è il sergente canaglia (il mio preferito), il soldato Otto vittima e capro espiatorio di angherie da parte dei commilitoni, la piccola fedetta prussiana, un essere solo e abbandonato, dimenticato dagli altri, il tenente alle prime armi, il classico figlio di papà che di fronte alle difficoltà della prima linea crolla inevitabilmente in pianti isterici ciucciandosi il dito come un bambino, il cuoco, propinatore di sbobbe atomiche, molto attuale se guardiamo qualche puntata di Masterchef, e tanti, tanti altri. 
Si era creato un mondo senza confini, dove finalmente si poteva sbizzarrire e prendere per i fondelli chi voleva, senza mai passare dalla parte del torto. 

M. - Pensi che la sua esperienza in ambito militare come S. Tenente di Fanteria presso la Scuola Truppe Corazzate di Caserta, possa avergli dato spunti per l’ideazione delle Sturmtruppen? 

S. - Quella, ma non solo, mio padre, da ribelle e anarchico, era molto attratto da ogni tipo di gerarchia, forse per via della teoria degli opposti o forse perché inconsciamente studiava un modo per abbattere questo sistema fatto di soldatini tutti uguali, tenenti fannulloni, sergenti prepotenti e generali assetati di potere, che è un po’ lo specchio della società contemporanea.
E quale arma migliore c’è se non l’ironia, per abbattere ogni barriera di omologazione e qualunquismo? 

M: - Sicuramente. Forse l’arma più potente per un artista. Una curiosità: si dice che avesse difficoltà nel disegnare i piedi dei suoi personaggi e che per questo motivo li dotasse di stivali o grosse scarpe, confermi o smentisci questa voce? 

S: - Sì, in generale la parte finale di un character, quella che poggia per terra, è la parte più complessa da realizzare anche per via delle inquadrature e delle prospettive. 
Come quando si disegna un oggetto: le problematiche si concentrano alla base, all’“attacco a terra” al momento in cui ti scontri con “la realtà”... è lì che il bravo designer fa la differenza. Mio padre questo trucco l’aveva capito istintivamente e ha semplicemente enfatizzato ciò che per molti è un problema, in realtà non è altro che un carattere distintivo del progetto, in questo caso del character. 

M. - So che stai lavorando al suo archivio. Al suo interno ci sono degli inediti che pensi di far pubblicare? 

S. - Al momento non posso dare risposte precise, ma posso dire che mio padre era di sicuro uno stacanovista: la mole di character, storie e tavole che ha creato e sviluppato in trent’anni di attività è impressionante. Con una produzione così sterminata è possibile che dall’operazione di riorganizzazione dell’archivio venga fuori qualche chicca. 

M. - Mi hai raccontato la sera in cui ci siamo conosciute che, per la tua professione di Architetto, sei molto più brava a comunicare con le immagini piuttosto che con le parole. Questa tua caratteristica te l’ha trasmessa tuo padre? 

S. - Sicuramente. Quando scrivo devo pensare a cosa viene prima... quando disegno lo faccio e basta e questo senso di libertà infinita lo devo solo ed esclusivamente a mio padre, che fin da bambina mi ha sempre spinta a disegnare, mettendomi nella culla una matita e una pistola. 

M. - Una pistola?! Cosa significavano per lui questi due simboli?

S. - La pistola era un simbolo, non di violenza, ma di competizione, quella sana, non malvagia. Riguardandola alla luce dei recenti fatti che hanno coinvolto la redazione di “Charlie Hebdo” a Parigi, forse indicava anche un simbolo del pericolo al quale è esposto l’artista che ha il coraggio di contestare la società. Il vignettista Wolinski era un suo amico e penso che sia lui che mio padre avrebbero concordato nel pensare che l’unica arma che può e deve impugnare un artista è la matita per attaccare un mondo omologato e omologante. L’arma più potente che un artista possiede... 

M. - So che stai lavorando al suo sito internet www.bonvi.it, hai qualche anticipazione per i lettori di C4Comic? 

S. - Il nuovo portale di Bonvi è parte di un progetto di sviluppo e attualizzazione di tutto l’universo bonviano, soprattutto Sturmtruppen, il nostro fiore all’occhiello e cavallo di battaglia, apripista indiscusso in cui noi Eredi Bonvicini crediamo tantissimo. Il gruppo Eredi Bonvicini è composto da Claudio Varetto della N&V Comics, nostro agente e consulente sul taglio editoriale delle future edizioni, dall’Avvocato Giorgia Passacantilli che cura gli aspetti legali e segue il progetto a 360 gradi e infine da me che mi occupo dell’Art Direction e del Brand ID. 
Il progetto si chiama BONVI2.0 e si basa sulla attualizzazione e riscoperta di quelli che erano i caratteri stilistici di mio padre: dall’uso del retino fino al particolare curatissimo di ogni vignetta che permette a tutti gli effetti un ingrandimento fino al 400% della stessa senza che perda nessun appeal. Ciò ci permette di creare immagini molto d’impatto e soprattutto attualissime. 
È un progetto molto ambizioso che prevede non soltanto la riscoperta dell’opera bonviana, attraverso una politica editoriale, ma anche nuovi progetti ed eventi che permetteranno anche alle nuove generazioni di conoscere un grande Maestro dei fumetti italiani ed europei, perché non ci dimentichiamo che Sturmtruppen venne editata in Francia, in Germania, in Spagna, e persino nell’URSS! Ma non solo editoria ed eventi... Abbiamo in cantiere altri progetti e nel sito sarà possibile essere aggiornati e partecipare a tutte le iniziative anche tramite un blog! 

M. - Una domanda di rito dalla redazione: qual era la Kryptonite di Bonvi? 

S. - La Kryptonite di Bonvi? La sua schiacciante ironia. 

M. - Che resta da dire! Grazie mille, Sofia, per aver condiviso con noi i tuoi ricordi e la tua vita con Bonvi e per averci fatto entrare nel suo mondo.

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